Blefaroplastica non Ablativa

 

Una tecnica non invasiva in Oculoplastica che affianca e, in certi casi, sostituisce, l'intervento tradizionale.

 

 Giorgio Fippi

 

Professore a contratto al Master Internazionale di secondo livello dell'Università di Camerino,

docente al master per Odontoiatri dell'Università degli studi G. d’Annunzio di Chieti, 

 

Premesse

 

La Chirurgia non Ablativa è un ossimoro che descrive una tecnica Medico Chirurgica in grado di ottenere risultati molto validi dal punto di vista funzionale e in alcuni casi esteticamente superiori a quelli della Chirurgia tradizionale. 

Il termine Chirurgia  letteralmente significa “operare con le mani” ovviamente mediante strumenti adeguati ed è sempre stata cruenta.

La chirurgia non ablativa invece è volta a semplificare  gli interventi di chirurgia tradizionale, sia in campo dermatologico sia in campo estetico operando in modo incruento senza incidere i tessuti e senza ricorrere a iniezioni di anestetico o a punti di sutura.

La Chirurgia non Ablativa e le apparecchiature idonee a praticarla sono frutto di un lungo studio in continua evoluzione da quando fu concepita per la prima volta.

                                                                                                                           

Abstract

 

La Blefaroplastica in Chirurgia non Ablativa: questa metodica con dei piccoli punti di sublimazione è in grado di far accorciare la cute in eccesso senza assottigliarla, con una tecnica indolore e senza sanguinamento.

La blefaroplastica non ablativa, come dice lo stesso nome, non ricorre al bisturi tradizionale, al radio bisturi o al laser per rimuovere la cute in eccesso, evitando così tutti i rischi connessi con l’intervento condotto con la Chirurgia tradizionale.
Questa tecnica di Blefaroplastica è “Dinamica” in quanto permette all’operatore di invitare il paziente ad aprire e chiudere gli occhi durante il trattamento, mostrando così le pliche di cute ancora da trattare.

La Chirurgia non Ablativa orbito palpebrale è utilizzata nell'oftalmoplastica estetica tridimensionale.

"Blefaroplastica non Ablativa Dinamica 3D" è la tecnica utilizzata da anni per correggere le alterazioni di convessità e di concavità in plus o in minus dei tessuti orbitopalpebrali.

Regole, medicazioni e protocolli da seguire per un corretto svolgimento della blefaroplastica non ablativa.

 

 

Introduzione

 

Per comprendere in modo corretto la Blefaroplastica non Ablativa è necessario fare un breve cenno di anatomia e fisiologia delle palpebre.

Le palpebre sono delle strutture cutaneo - membranose che ricoprono gli occhi, li proteggono dalla luce eccessiva, dagli agenti atmosferici e svolgono molte funzioni essenziali .

Sono costituite da due facce, una interna ricoperta da una membrana mucosa che contribuisce alla formazione del sacco congiuntivale e una esterna cutanea.

Sotto la cute palpebrale si trova il muscolo di Muller o "Tarsale Superiore" che permette i movimenti delle palpebre.

Le palpebre sono provviste di ghiandole lacrimali e ciglia che con il loro movimento distribuiscono il liquido lacrimale evitando la disidratazione della cornea.

Esternamente la palpebra è costituita da cute molto sottile al disotto della quale si trova il connettivo sottocutaneo.

Più in profondità troviamo lo strato muscolare con il connettivo sottomuscolare internamente rivestito dallo strato congiuntivale.

Il muscolo elevatore della palpebra ha come antagonista il muscolo orbicolare ed entrambi contribuiscono all'ammiccamento fisiologico che svolge un ruolo essenziale nel mantenere idratate le strutture a contatto con l'atmosfera. 

I tarsi palpebrali sono costituiti da tessuto fibroso molto compatto che fa da sostegno alle pliche palpebrali e arriva fino al bordo palpebrale.

Il tarso palpebrale superiore è adiacente al muscolo tarsale superiore, sulla sua superficie anteriore si connette l'aponeurosi del muscolo elevatore superiore delle palpebre.

 

Quando alcune di queste strutture tendono a modificarsi per sollecitazioni meccaniche, per dimorfismi presenti alla nascita, per invecchiamento cutaneo e per abitudini posturali, è richiesto un intervento medico o chirurgico per  correggere o ripristinare i rapporti fisiologici di dette strutture.

La blefaroplastica è uno degli interventi più richiesti sia per ragioni estetiche sia per ragioni funzionali.

Per correggere gli inestetismi palpebrali con la chirurgia tradizionale, è necessario praticare un'anestesia locale o, in alcuni casi, l'anestesia totale, mettere punti di sutura, asportare la cute in eccesso, rimuovere i punti e fare medicazioni e controlli.

Sono sempre meno le persone che si rivolgono alla chirurgia tradizionale per gli inestetismi palpebrali sia per i rischi connessi all'intervento sia per gli effetti collaterali indesiderati sia per il post operatorio particolarmente pesante.

 

Keywords:

 

Blefaroplastica, Oculoplastica, Ptosi Palpebrale, Lagoftalmo, Blefarocalasi.

 

Scopo dello Studio Clinico

 

 

1) Valutare la possibilità di trattare le alterazioni delle strutture periorbitarie senza ricorrere a tecniche cruente.

 

2) Verificare la durata nel tempo dei risultati ottenuti con una tecnica non invasiva realizzabile senza intervento tradizionale grazie a uno strumento realizzato a questo scopo.

 

3) Valutare l’efficacia del plasma (gas ionizzati, quarto stato della materia) concentrato.

 

La Chirurgia non Ablativa permette di evitare di effettuare anestesia con siringa e ago, di asportare cute, di mettere punti, doverli rimuovere e rischiare effetti collaterali indesiderati.

Uno degli obiettivi della ricerca è quello di realizzare un protocollo standardizzato per ottenere un risultato sicuro e perfettamente ripetibile.

 

Il protocollo standardizzato prevede:

 

1) Una corretta anamnesi.

 

2) Una valutazione delle esigenze del paziente.

 

3) La scelta della condotta da seguire.

 

4) La conoscenza degli strumenti della Chirurgia non Ablativa.

 

5) La corretta ottemperanza alle regole da seguire da parte del paziente.

 

Durante la prima visita sono stati valutati i seguenti punti:

 

1) Pliche perioculari

2) Lassità cutanea palpebrale

3) Dermatocalasi palpebrale superiore

4) Ptosi del sopracciglio

5) Riduzione delle volumetrie periorbitarie

6) Erniazione adiposità sottorbitaria

7) Anatomia delle orbite

8) Presenza di patologie delle pliche

9) Simmetria della rima palpebrale

10) Esoftalmo da patologia tiroidea

 

La Chirurgia non Ablativa, praticata da oltre vent'anni (Fippi 1984), presenta una enorme casistica clinica, pubblicazioni nazionali e internazionali, articoli di stampa e è diventata materia di studio in Master Universitari Nazionali e Internazionali di secondo livello.

 

L'assenza di effetti indesiderati e l'estrema sicurezza del trattamento effettuato da mani esperte, hanno contribuito al grande successo della Blefaroplastica non Ablativa che, negli ultimi anni è stata scelta come metodica preferendola alla blefaroplastica chirurgica tradizionale.

 

Con questa tecnica di Chirurgia non Ablativa non si hanno ematomi, "orecchie di cane" (eccessi di cute che residuano lateralmente alla sutura), asimmetrie, sguardi "spiritati" o peggio il tanto temuto lagoftalmo (incompleta chiusura della rima palpebrale).

 

Con la Blefaroplastica non ablativa, praticata secondo certe linee guida imprescindibili, la cute in eccesso sulla palpebra non viene tagliata e asportata, come nell'intervento tradizionale, ma fatta accorciare riportandola allo spessore originario semplicemente facendo sublimare le cellule morte dello strato corneo superficiale.

 

Per sublimazione si intende il passaggio diretto dallo stato solido a quello gassoso o aeriforme.

 

Fatto sublimare lo strato corneo superficiale otterremo risultati altrimenti impossibili con altre tecniche.

I tre diversi manipoli generatori di plasma sono in grado di ottenere, senza toccare la cute, uno “Spot” di micro plasma convogliato adeguato a ogni distretto cutaneo anche se della stessa area anatomica.

Grazie alla disposizione degli piccolissimi spot di sublimazione e a quanto sono distanziati tra otterremo i risultati più idonei alla tipologia di intervento.

 

Ciascuno di questi spot, sublima i corneociti superficiali senza coinvolgere la lamina basale e senza causare sanguinamento ma, principalmente, senza causare alcun danno necrotico ai tessuti circostanti e sottostanti.

 

Sono questi microscopici punti che disposti in un certo modo fanno riassumere alla cute palpebrale il corretto spessore riducendone gli esuberi.

L’effetto è immediato, la seduta dura al massimo tre minuti, non c'è sangue in quanto non oltrepassiamo la lamina basale e non si arriva mai al derma dove sono presenti i capillari ematici.

Il risultato ottenuto è visibile immediatamente e si manterrà per anni.
Appena terminata la seduta si apprezza la perfetta plasticità del movimento palpebrale.

Come per tutti gli interventi di Blefaroplastica non ablativa, non si hanno cicatrici o asimmetrie, il colorito rosato della parte trattata, visibile al controllo effettuato 28 giorni dopo, si normalizza nei giorni successivi e non si ha abbassamento del sopracciglio che conferirebbe il classico aspetto triste di alcuni interventi di blefaroplastica tradizionale.

Se la parte da trattare è particolarmente estesa si potrebbe avere un edema che comparirà il giorno dopo e che potrebbe durare circa due giorni.

 

Per evitare questa evenienza, tutto sommato trascurabile rispetto ai vantaggi, è opportuno effettuare il trattamento in due o più sedute e far applicare una pasta glucidica osmoticamente attiva.

Comunque l’eventuale edema post trattamento, è facilmente gestibile effettuando sedute meno impegnative e può essere ridotto o evitato, applicando subito dopo la seduta una pasta glucidica che si prepara sciogliendo un cucchiaio di zucchero a velo con un cucchiaino di acqua eventualmente aggiungendo tre o quattro gocce di collirio al benzalconio e nafazolina.

 

Come per tutti gli interventi di chirurgia non ablativa effettuati sulle palpebre o vicino agli occhi, dovremo osservare le seguenti precauzioni:

1) Se non necessario evitare di anestetizzare la parte.

 

2) Non applicare alcun tipo di medicazione, tranne l'utilizzo di un collirio a base di benzalconio al solo scopo di disinfettare la parte visto che non si ha sanguinamento.

 

3) Il paziente dovrà lavarsi come sempre, asciugare la parte tamponando con un fazzoletto di cotone, avendo l'accortezza di non strofinare.

 

4) Applicare alcune gocce di collirio al benzalconio, non nell’occhio ma sulla parte trattata. 

 

Per effettuare in modo corretto la Blefaroplastica non ablativa è necessario considerare il tipo di tessuto su cui intervenire per scegliere i manipoli idonei al tipo di cute da trattare, applicarvi il puntale appropriato, stabilire le linee di accorciamento e lo spessore che dovremo far assumere al tessuto.

 

Allo scopo di evitare di cedere energia al sottocutaneo, che gonfiandosi subito ci impedirebbe di armonizzare lo sguardo del paziente, utilizzeremo degli spot con energia bilanciata ottenuti con i manipoli e i puntali idonei al tipo di cute su cui interverremo.

 

Si ipotizzeranno dei vettori di trazione con caratteristiche diverse (spessore e larghezza dell'area da trattare).

Si tratteranno prima le aree cheratosiche cercando di armonizzare il più possibile lo sguardo rendendo il solco palpebrale superiore parallelo all'orbita superiore a alla rima palpebrale (dove sono presenti le ciglia).

 

Essendo i tessuti palpebrali molto delicati, per evitare edemi eccessivi, è consigliabile trattare la palpebra in più sedute e comunque dopo aver fatto un test su una piccola area per verificare sia la sensibilità della parte sia la capacità del paziente di eseguire alla lettera quanto consigliato per il post trattamento.

 

Normalmente si effettuano quattro sedute anche se in molti casi (paziente collaborante e palpebra appena sensibile) può bastare una sola applicazione.

La visita per poter effettuare una corretta Blefaroplastica non ablativa, prevede una attenta anamnesi e una valutazione semeiologica delle aree da trattare.

 

Si dovranno considerare attentamente le posizioni dei globi oculari per escludere qualsiasi coinvolgimento tiroideo nella genesi dell'inestetismo.

 

Una protrusione di un globo oculare rispetto al contro laterale ci dovrebbe far sospettare una tiroidite o altra patologia tiroidea.

 

Un occhio più aperto, molte volte, è dovuto a questo tipo di problematica.

 

La palpebra dell’occhio meno infossato sembra più distesa e spesso il paziente considera antiestetico l'occhio normale contro laterale che presenta la cute palpebrale meno distesa.

 

Imprescindibile inviare il paziente allo specialista che nella maggioranza dei casi ci confermerà la diagnosi.

 

Escluso qualsiasi patologia connessa, si deve chiedere al paziente se ha l'abitudine di stropicciarsi gli occhi, se utilizza dei prodotti struccanti con cui stira la cute palpebrale, se soffre di prurito agli occhi o se presenta eccessiva lacrimazione.

 

È importante decidere come intervenire per ottenere un risultato perfetto e estremamente naturale, senza mai stravolgere l'armonia dello sguardo del soggetto.

 

Mediante un "palper" (perno metallico arrotondato alle estremità) dovremo simulare le linee di trazione da esercitare per correggere la lassità cutanea.

 

Evidenziare le parti dove accorciare la cute aumentandone lo spessore e dove, invece, limitarci ad accorciarla senza incrementarne lo spessore.

 

Una volta studiato il problema, se è il caso simulando i risultati da raggiungere con il computer mediante programmi di video grafica, inizieremo il trattamento.

 

Gli spot dovranno essere effettuati considerando le aree dove limitarci ad accorciare i tessuti e le aree dove aumentarne lo spessore armonizzando le linee di forza da applicare.

 

Ogni palpebra presenta delle zone di diversa conduttanza termica e con diverso spessore dello strato corneo dovuto a sollecitazioni meccaniche o dalla diversa distribuzione dei tessuti epidermici.

 

 

Materiali e metodi

 

 

La ricerca è stata effettuata su 10 soggetti di sesso femminile di età compresa tra i 25 e i 65 anni e 4 soggetti di sesso maschile di età compresa tra 30 e 75 anni.

 

Tutti afferenti ai miei Ambulatori e alle Cliniche dove svolgo lezioni teoriche e pratiche.

 

La diagnosi alla visita iniziale è stata formulata valutando la differenza di apertura tra i due occhi facendo aprire e chiudere le palpebre per evitare falsi positivi.

 

Sono state valutate: l’anatomia delle orbite, i rapporti tra le pliche palpebrali, la distanza della plica palpebrale tra ciglia e sopracciglia.

È stato valutato lo stato dei tessuti periorbitari compresa la presenza di rugosità e lassità zonali.

Valutato di quanto la pelle rilassata della palpebra superiore si avvicina alle ciglia e se contribuisca a far ridurre la luce pupillare appoggiandovisi sopra.

È stato considerato l'eventuale abbassamento del sopracciglio evidenziabile semeioticamente spingendolo verso l'alto per evidenziare se sia presente la ruga sopraccigliare da eccesso di cute.

 

È stata presa in considerazione la forma degli occhi, lo spessore della cute palpebrale e la presenza eventuale di borse adipose.

La diagnosi differenziale tra un accumulo di grasso o di liquidi palpebrali si effettua facendo applicare al paziente per due ore sulla parte la pasta osmotica glicidica.

 

Se la borsa palpebrale si riduce o scompare è dovuta a liquidi e può essere trattata con la

Chirurgia non ablativa in meno di un minuto per palpebra.

 

Se la borsa palpebrale non si modifica con la pasta glicidica, prima di intervenire, dovremo effettuare la lipo apoptosi per ridurre la spinta adiposa e successivamente ricorrere alla Chirurgia non ablativa.

 

Questo evita di sottoporre il paziente alla asportazione della borsa adiposa per via trans congiuntivale.

 

Prima di intervenire è stata effettuata una anamnesi accurata, valutando eventuali patologie con risvolti oftalmici tipo tiroiditi e controllando accuratamente la presenza di nei o patologie cutanee che possano alterare il risultato estetico dell'intervento.

 

È stato chiesto se siano stati assunti farmaci nei sei giorni precedenti il trattamento.

Ora, per intervenire correttamente con l'energia preimpostata sono stati ipotizzati dei vettori di trazione con caratteristiche diverse (spessore e larghezza dell'area da trattare).

Ho trattato prima le aree cheratosiche cercando di armonizzare il più possibile lo sguardo rendendo il solco palpebrale superiore parallelo all'orbita superiore a alla rima palpebrale (dove sono presenti le ciglia). 

Durante la prima visita ho effettuato un test su una piccola area per verificare sia la sensibilità della parte sia la capacità del paziente di eseguire alla lettera quanto consigliato per il post trattamento.

I pazienti di questa ricerca sono stati trattati al massimo con quattro sedute anche se in molti casi, paziente collaborante e palpebra appena sensibile, è stata sufficiente una sola applicazione.

 

 

 

 

Il trattamento di Blefaroplastica non Ablativa è stato strutturato in tre fasi:

 

 

a) Visita test

 

b) Prima seduta

 

d) Controllo o eventuali altre sedute.

 

Durante la prima vista è stato effettuato il test con la tecnica dei 5 punti solo sulla palpebra più calante o con maggiore quantità di cute.

 

La prima seduta è stata eseguita effettuando una serie di 30 spot su entrambe le palpebre.

 

Le eventuali sedute successive sono state eseguite con un numero di spot uguali alla prima seduta nei casi di cute sensibile altrimenti si sono effettuati fino a 100 spot per parte.

 

 

 

DISCUSSIONE

 

 

Sono state rilevate variazioni significative dei risultati ottenuti in base all'età di insorgenza della lassità cutanea e alla quantità di tessuto da trattare.

 

I risultati hanno messo in evidenza che quantità limitate di tessuto da correggere rispondono in una sola seduta e in certi casi la soddisfazione del paziente è già notevole avendo effettato il solo test con 5 punti.

 

Nel caso di ptosi palpebrale e nei casi di prurigo palpebrale abbiamo osservato una riduzione della durata dei risultati ottenuti nei mesi successivi a causa delle sollecitazioni meccaniche dovute allo strofinio della parte.

 

In tutti gli altri casi, la maggioranza, i risultati si sono mantenuti per anni senza necessità di ritocchi.

 

Le differenze di genere non sono state rilevate in quanto il successo della tecnica utilizzata è stata superiore al 90% in entrambe i sessi.

 

Alcune situazioni comportamentali hanno fatto rilevare che la maggior incidenza di recidive era dovuta all’utilizzo di struccanti e alla applicazione di altri cosmetici per il contorno occhi non idrosolubili.

 

 

Regole per il Paziente

 

 

1) Lavare la parte trattata con acqua e sapone tipo marsiglia solido mai detergenti liquidi o struccanti.

2) Asciugare tamponando delicatamente senza strofinare, con un fazzoletto di cotone o un asciugamano non goffrato, mai con fazzolettini di carta o con garza sterile.

3) Disinfettare la parte trattata delle palpebre tre volte al giorno con collirio a base di benzalconio e nafazolina applicandolo sulla cute con il polpastrello, non con ilo cotone o garza.

4) Proteggere con fondotinta fluido applicandone uno spessore idoneo (un millimetro) solo sulla parte interessata, evitando di sfumarlo con le dita.

5) Non deve essere coperta con cerotti, per la possibilità di macerazioni, distacco prematuro della crosta con possibili danni da cicatrizzazione errata, sensibilizzazioni, infezioni, non si deve applicare mai crema protettiva, solo il fondotinta di cui sopra.

6) Non devono esservi applicati medicamenti o cosmetici. (proibite creme antibiotiche, cortisoniche e lenitive o protettive incluse le omeopatiche) Proibito l’uso di qualsiasi crema!!!

 

7) La crosta non deve assolutamente essere asportata; cadrà da sola dopo 7-20 gg altrimenti si rischiano avvallamenti e irregolarità della cute.   

8) La parte trattata deve essere protetta immediatamente dopo il trattamento dalle radiazioni ultraviolette sia all'aperto sia in casa (Sole, Monitor del computer, Lampade al Neon e Fluorescenti, rivelatori di banconote false, Lampade di Wood in discoteca, Sorgenti di luce a LED, Catalizzatori UVB per ricostruzione unghie, Catalizzatori UVB per odontoiatria)

9) Il fondotinta fluido deve essere applicato sia quando è presente il carbone da sublimazione, impropriamente chiamato “crosta” sia in seguito, per evitare la formazione di discromie (macchie scure della pelle o aree di colore diverso da quello della pelle circostante.), utilizzando solo i consigli al punto 4. (Finché la parte presenta un colore rosa, c’è rischio di macchia!)

10) L'uso del fondotinta, mai di protezione solare (evita solo l’eritema, non le macchie), deve essere continuato finché perdura la colorazione rosa che in soggetti predisposti, potrà durare a lungo.

Il fondotinta che dovesse restare sulla parte dopo averla asciugata, non deve mai essere rimosso; potrà essere integrato con un'altra applicazione dello stesso fondotinta fluido.

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